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Caso parte III: l’ambiente interno
Ida, Francesca e Maria hanno concluso l’analisi del loro ambiente competitivo. Hanno individuato le principali minacce ed opportunità che l’ambiente presenta per la loro iniziativa, hanno scelto le tipologie di clienti a cui rivolgere la propria offerta e capito quali sono i fattori critici di successo, analizzato i concorrenti presenti nella propria area geografica.
E’ il momento per loro di verificare come le risorse a loro disposizione e le modalità con cui pensano di organizzare l’iniziativa possono in concreto decretare il successo dell’iniziativa.
“Avevamo condotto un’analisi di ciò che c’era “fuori”, dell’ambiente in cui la nostra iniziativa si sarebbe inserita. Ora era il momento di vedere come noi eravamo in grado di tradurre in pratica quello che avevamo scoperto essere importante per avere successo” – racconta Ida.
Ci siamo dunque concentrate sui fattori di successo per la nostra attività e abbiamo cercato di capire quali elementi avrebbero potuto favorire o ostacolare la messa a punto di un’offerta in linea con le aspettative dei clienti.”
Nei confronti delle famiglie, utenti dei servizi, i nostri punti di forza erano:
- il possesso di una preparazione pedagogica, tale da riuscire a mettere a punto un’offerta educativa seria e di qualità, e di buone capacità progettuali. Nel corso della nostra indagine inoltre avevamo conosciuto molte persone, da professori universitari ad esperti di infanzia cha ci avevano manifestato la loro disponibilità a collaborare, per mettere a punto un’offerta innovativa, e che quindi potevamo attivare senza spese aggiuntive. In particolare, la nostra idea era di mettere in pratica con il loro aiuto il metodo “della ricerca-azione” una modalità di progettazione “aperta” dei servizi che, basandosi su un costante monitoraggio del contesto di riferimento e dunque di specifiche aree di bisogno della comunità, prevede un loro costante adeguamento in modo tale da renderli sempre aderenti alla realtà in cui si inseriscono.
- esperienze nella gestione di iniziative educative: alcune di noi potevano vantare esperienze dirette e significative nella realizzazione di iniziative educative per bambini, che ci avrebbero consentito di occuparci direttamente della ludoteca contenendo i costi per l’acquisizione di collaboratori esterni di cui avremmo avuto comunque bisogno. Non avevamo comunque un’esperienza diretta nella gestione di ludoteche, ma era una lacuna che pensavamo di poter colmare facilmente.
Riconoscevamo invece come punti di debolezza
- la mancanza di visibilità nella comunità locale: non essendoci mai occupate in modo costante di tematiche sociali, non essendo attiviste politiche, non eravamo molto conosciute nel nostro ambiente, che avevamo rilevato essere comunque poco sensibile ad iniziative sociali. Dovevamo quindi conquistarci la fiducia della comunità e farci conoscere, un’attività che avrebbe richiesto tempo ma che era fondamentale per costruirci “un’affidabilità.”
- mancanza di esperienza nella gestione diretta di strutture ludiche che ci avrebbe almeno all’inizio creato qualche problema organizzativo dovendo occuparci di coordinare anche l’operato di altri collaboratori.
Stavamo inoltre cominciando a pensare di proporre il progetto ai nostri Comuni di riferimento per cercare un sostegno finanziario, che ci avrebbe aiutato a contenere i costi del servizio. Con loro le problematiche da affrontare erano:
- la nostra “novità” e dunque la mancanza di un’operatività pregressa> che desse solidità alla nostra posizione nei loro confronti e che quindi potesse farci preferire ad altre strutture più consolidate.
- la mancanza di relazioni all’interno dei vari Comuni che potessero, al di là di quanto avevamo ricostruito nella nostra indagine, darci indicazioni preziose su come presentare il nostro progetto.
D’altro canto però, potevamo contare, come punti di forza, su:
- l’innovatività della nostra proposta, dal momento che non esistevano ludoteche propriamente dette nella zona, e la qualità contenutistica e progettuale che avremmo potuto offrire, che nel corso delle interviste effettuate ai funzionari pubblici ci era sembrata essere a volte carente in tali tipologie di progetti.
- la volontà di utilizzare un approccio che coinvolgesse gli stessi funzionari pubblici nella progettazione del servizio, in modo da responsabilizzarli e renderli partecipi degli obiettivi.
In sintesi:
Le nostre imprenditrici hanno molto da lavorare, ma sono sicuramente partite con il piede giusto. L’analisi dei punti di forza e di debolezza le ha fatte riflettere sugli aspetti su cui dovranno lavorare di più e le ha convinte ad andare avanti con la progettazione della propria iniziativa.
In particolare, ritengono di avere un vantaggio competitivo rispetto ad altre strutture presenti sul territorio rappresentato dall’innovatività della loro iniziativa e dalla qualità dell’offerta educativa, che pensano possa costituire un buon richiamo per i loro clienti potenziali.
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Riflettici su:
- Dopo avere letto l’analisi dei PDF e dei PDD condotta dalle imprenditrici e conoscendo le loro vicende, ti vengono in mente altri PDF o PDD che a tuo parere non sono stati considerati?
- Ritieni efficaci le azioni correttive che sono state ipotizzate?
- Sei d’accordo con le imprenditrici nell’individuazione dei vantaggi competitivi della loro iniziativa?
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